Curiosa parabola, quella di Peter Gabriel: curiosa ed a modo suo unica. Inizia con la band che egli stesso fondò nel 1967 e di cui fu cantante e pittoresco frontman fino al 1974: i Genesis, nome di punta del rock creativo europeo e della scena cosiddetta “progressive”. Continua poi con quattro album solisti (intitolati solo con un numero progressivo romano) di interessante rock assai creativo e non del tutto disinteressato alla new-wave in auge in quei tempi: da lì, dal volume numero “IV”, uscirà anche il più grande successo solita di Gabriel, quella “Shock The Monkey” che presentò anche come ospite ad un Festival di Sanremo (quando si lanciò dal palco con una liana distruggendosi una spalla). I tardi anni Ottanta porteranno altre hit - “Sledgehammer” e la struggente “In Your Eyes”, cantata in coppia con il cantante senegalese Youssou N'Dour - mentre i Novanta lo vedranno piuttosto ritirato, a prendersi cura del festival di “musiche del mondo” da lui creato, il WOMAD, e di alcuni pionieristici esperimenti di interazione tra musica, immagine e tecnologia digitale.

fdl


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