Keane

Un gruppo la cui natura ed il destino scritto nelle stelle potrebbero essere riassunti nella semplice frase “ecco i nuovi Coldplay”. Sono un trio (Tom, Tim e Richard), sono nati nel 1997, nel Sussex, hanno debuttato sull’indipendente Fierce Panda (per la quale anche i Coldplay debuttarono, guarda alle volte il caso). Non fossero esordienti, avessero alle spalle litigate con personaggi celebri o robuste prese di posizione politiche sarebbe un gioco da ragazzi ricamarci sopra. Invece no. Sono super-normali, ed è chiaro che proprio la loro super-normalità nella scala di valori della keanità e di chi in tale keanità non tarderà a riconoscersi rappresenta un plusvalore e non un limite. In rete sul loro conto si trovano perle del tipo «agli esordi suonavano canzoni dei Beatles e di Paul Simon, poi in qualche modo sono arrivati al Keane-sound, che è basato su batteria, pianoforte e voce». Ecco - al di là del fatto che nel loro sound ci sono pure romantiche chitarrine - è proprio su quel «in qualche modo» («eventually» nell’originale inglese) che sarebbe interessante indagare. Qual’è stato il processo che ha portato i Keane da cover-band di Paul Simon a più attendibili “nuovi Coldplay” attualmente in circolazione? C’è stata una subitanea scintilla o il tutto si è distribuito in un arco di tempo ragionevolmente lungo? Il tono spregiudicatamente vibrato e intimista (alle frontiere del lamentoso, quel genere di quasi-lamentoso che si ferma ad appena un centimetro dal burrone) è farina del sacco di Tom (Chaplin) oppure è l’onda lunga della scuola di quell’altro Tom, quello con la “h” in mezzo? (Thom York dei Radiohead). Una roba alla Philip K. Dick: i Coldplay di un mondo parallelo sfalsato di circa quattro anni rispetto al nostro. Inquietanti, da questo punto di vista.
fdl
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Artista
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Città
Sussex
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