James Brown

“Il più grande lavoratore dello show-business”: questo il soprannome con cui il dinamitardo James Brown (“mr. Dynamite” era un altro soprannome) è stato conosciuto per tutta la sua lunga e rispettata carriera. Ma il soprannome con cui la sua memoria è destinata ad attraversare anche il terzo Millennio è forse quello di “artista più campionato nella storia della musica”. Sono centinaia - forse persino migliaia - le tracce hip-hop, jungle e drum’n’bass che contengono frammenti riconoscibili dai suoi dischi: l’inconfondibile batteria, la possente ritmica funk, uno stacco di fiati, un fraseggio di sax o addirittura l’inconfondibile grugnito della sua voce. James Brown è un artista che ha travalicato la semplice storia del funk o della black music, diventando una sorta di archetipo vivente - anche dopo la sua morte, avvenuta la notte di Natale del 2006 - dell’essenza stessa del funk, di ciò che ha rappresentato per la cultura contemporanea: eleganza, determinazione, riscatto, carica vitale, erotismo e maschia prestanza.
Il suo testamento spirituale, oltre che nel suo pezzo forse più universalmente conosciuto, “Sex Machine”, è probabilmente da ricercarsi nel titolo e nel ritornello di un pezzo di epoca ormai tarda (si parla del 1988, ormai lontani dalla “golden age of funk”): "I'm Real", “io sono quello vero!” Che possa riposare in pace, ovunque egli sia.
Il suo testamento spirituale, oltre che nel suo pezzo forse più universalmente conosciuto, “Sex Machine”, è probabilmente da ricercarsi nel titolo e nel ritornello di un pezzo di epoca ormai tarda (si parla del 1988, ormai lontani dalla “golden age of funk”): "I'm Real", “io sono quello vero!” Che possa riposare in pace, ovunque egli sia.
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Artista
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Città
Macon
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