Gram Parsons

Forse sarà stato l’effetto delle sostanze, quasi tutte non tutte lecite, che nel settembre 1973, all’età di soli 27 anni, lo hanno portato alla tomba: ma la definizione che Gram Parsons ha dato della propria musica - “cosmic american music” - varrebbe già da sola un posto nella storia della cultura pop dello scorso millennio. E se proprio vogliamo tale definizione non era nemmeno così lontana dal vero: cosa c’è di più americano della musica country? E cosa ha fatto Parsons se non iniettare una buona dose di “cosmicità” (lisergica, visionaria, fantascientifica...) alla musica country?
Occasionalmente membro di band leggendarie come The Byrds e Flying Burrito Brothers, Parsons fu uno dei reinventori - forse il principale, e più geniale - del country in senso moderno. Per molti il cosiddetto “alt.country”, ovvero il country riletto con la sensibilità controcorrente della sottocultura “indie” nasce esattamente con lui. In quest’ottica, senza Parson oggi non avremmo Beck, non avremmo avuto i Palace Brothers, i Radar Bros. e chissà quante altre band per le quali il country non è più solo un ingombrante fardello del passato “hillybilly”, ma uno splendido retroterra da poter declinare anche in senso minimalista ed attuale. Senza contare il tributo che gli hanno sempre rivolto anche musicisti decisamente “overground”, come gli U2, Elvis Costello, i Black Crowes o gli stessi Rolling Stones (di cui Parsons è stato brevemente amico prima di morire). Per saperne di più sulla sua vita (o meglio: sulla sua morte e sul lungo viaggio compiuto dal suo cadavere prima di ricevere degna sepoltura), cercate il dvd di un film uscito nel 2003 e intitolato “Grand Theft Parsons”, con Johnny Knoxville e Gabriel Macht.
Occasionalmente membro di band leggendarie come The Byrds e Flying Burrito Brothers, Parsons fu uno dei reinventori - forse il principale, e più geniale - del country in senso moderno. Per molti il cosiddetto “alt.country”, ovvero il country riletto con la sensibilità controcorrente della sottocultura “indie” nasce esattamente con lui. In quest’ottica, senza Parson oggi non avremmo Beck, non avremmo avuto i Palace Brothers, i Radar Bros. e chissà quante altre band per le quali il country non è più solo un ingombrante fardello del passato “hillybilly”, ma uno splendido retroterra da poter declinare anche in senso minimalista ed attuale. Senza contare il tributo che gli hanno sempre rivolto anche musicisti decisamente “overground”, come gli U2, Elvis Costello, i Black Crowes o gli stessi Rolling Stones (di cui Parsons è stato brevemente amico prima di morire). Per saperne di più sulla sua vita (o meglio: sulla sua morte e sul lungo viaggio compiuto dal suo cadavere prima di ricevere degna sepoltura), cercate il dvd di un film uscito nel 2003 e intitolato “Grand Theft Parsons”, con Johnny Knoxville e Gabriel Macht.
fdl
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