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Eminem è il primo grande nome uscito dalla scena rap statunitense nel Millennio 2000, e il fatto che sia bianco (un bianco che però gode della piena approvazione della comunità hip-hop nera) non fa che renderlo un fenomeno ancora più interessante, sia dal punto di vista del marketing sia da quello della sostanza. Le sue complesse vicende familari sono da tempo di dominio pubblico, oltre che parte integrante del suo show: la madre gli ha fatto causa, la ex-moglie gli ha fatto causa, un ex-compagno di scuola gli ha fatto causa... La boccaccia che ha portato Eminem ad essere una delle più grandi popstar del pianeta terra gli ha causato anche una serie di guai legali che avrebbero steso al suolo chiunque... Lui invece ne ha fatto un film - “8 Mile” - che (dice lui) “non e’ autobiografico”, ma di fatto ripercorre la sua infanzia/adolescenza nei sobborghi di Detroit e i passaggi delicati di una vita vissuta nevroticamente. Un’immagine ed uno stile di vita pubblica tra il bulletto di periferia ed un personaggio da cartoon hanno fatto di Eminem una delle icone adolescenziali definitive degli ultimi anni, ma ciò nonostante i suoi dischi (tutti realizzati con la supervisione del mammasantissima Dr. Dre, da "The Slim Shady LP" del 1999 a "Relapse", uscito nella primavera
2009, dopo un'assenza dalle scene durata alcuni anni) sono a detta degli esperti degli impeccabili esempi di hip-hop “classico’ calato nella modernità.
Memorabile la sua apparizione, come ospite, all’edizione 2003 del “Festival di Sanremo”, quando la conduttrice Raffaella Carrà prese maternamente a cuore il suo caso e - nonostante le parolacce sparate a raffica dal rapper ed una (grottesca) mobilitazione di politici in salvaguardia della morale nazionale - si affrettò a spiegare al pubblico che «lui, in fondo, è un bravo ragazzo.»

fdl, Giorgio Valletta


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